A che cosa serve un museo? Chiediamolo direttamente a chi ci lavora dentro insieme a Pietro Corraini

, 17 agosto 2021

In occasione della quinta settimana del Summer Escapes, insieme a Pietro Corraini siamo andati a intervistare le persone che abitano il museo, o perché ci lavorano o in quanto visitatori, chiedendo loro: "A cosa serve un museo?". A partire dalle loro risposte abbiamo costruito un grande, grandissimo libro per conservare tutte le voci che abbiamo raccolto durante la nostra ricerca.

In questo e in altri laboratori l'obiettivo finale è stato quello di dissacrare l'oggetto libro. Perché è così importante per te spogliarlo di quell'aura di sacralità da cui spesso è avvolto? 

Per capire il funzionamento di un oggetto bisogna, in qualche modo, smontarlo. 

La sacralità da cui i libri sembrano avvolti è data dal fatto che sono stati, per molti secoli, gli unici portatori di un sapere che difficilmente si accettava di poter mettere in discussione. D’altro canto, la storia ci consegna anche episodi tremendi in cui i libri sono stati distrutti a manifesto di una certa ideologia.  

C'è questa dualità che grava sul libro. Da un lato, il considerarlo un oggetto da non mettere in discussione, dimenticando il fatto che i libri sono scritti da persone: il sapere umano può sempre essere messo in discussione. Dall’altro lato, altrettanto grave, il fatto che mettere in discussione il libro (nella sua veste più simbolica) può portare a minare l’essenza del sapere, della conoscenza e della ricerca. 

Vedi tutta la discussione di queste settimane sulla questione del vaccino: lì in mezzo c'è un confine molto sottile e fragile tra cosa valga la pena dissacrare e cosa no, fin dove ci si possa spingere o se anche solo farlo sia rischioso: credo, però, che sia proprio su quei crinali che possano nascere le cose belle.

In occasione del laboratorio hai proposto ai bambini di fare delle interviste alle persone che abitano il museo. Dalla bibliotecaria ai curatori, passando per i visitatori occasionali o i vigili del fuoco, la domanda posta era sempre la stessa: “A cosa serve il Museo?”
Una domanda semplice ma allo stesso tempo molto densa. Perché secondo te è così importante continuare a porsi questa domanda?

Per lo stesso motivo di quello che si diceva prima: siamo in un momento di reinvenzione della società. Lo siamo sempre probabilmente, ma adesso ancora di più ed è importante che non si diano per scontate risposte e posizioni acquisite. “Il museo serve?” È una domanda che ci si può fare e che ci si dovrebbe fare in continuazione. “A cosa serve?”: il fatto che sia sempre servito e che si sia sempre fatto così non danno una garanzia di riuscita, perché a quel punto si creano situazioni di reiterazione del passato che non sono confrontabili con la contemporaneità. Il fatto che dei bambini, e soprattutto dei bambini che probabilmente non erano mai stati in museo prima, si interroghino sulla funzione del museo permette a noi, frequentatori abituali del museo che probabilmente ci arroghiamo di saperlo, di cambiare il punto di vista e di riconsiderare le nostre risposte.
L'indagine fatta dai bambini parlando con persone diverse e sconosciute ha fatto emergere delle risposte che non ci saremmo aspettati o, perlomeno, ha fatto emergere una varietà di possibili funzioni. È anche vero che Triennale è un museo fuori dagli schemi, non è un museo tradizionale e, probabilmente, se avessimo fatto le stesse domande a Brera o al Museo archeologico di Pompei, avremmo ricevuto delle risposte completamente diverse. In Triennale in tanti hanno detto che non serviva tanto per conoscere il passato quanto, piuttosto, per disegnare e immaginare il futuro, per inventare cose nuove. Uno dei vigili del fuoco intervistati ha detto che è importante per creare una cittadinanza attiva e culturalmente non passiva, citando una frase di Salvo Sottile che, apparentemente, non c'entrava niente con quello che diceva. La bambina che lo stava intervistando, inizialmente, non ha capito il significato delle sue parole ed è riuscita a ottenere una spiegazione più limpida: hanno creato un dialogo. Ecco, il solo fatto che che ci sia stato un incontro tra queste due persone è una possibile risposta alla domanda “A che cosa serve un museo?”.
Questo evento ha per me dato vita a tante cose: la presenza e il coinvolgimento di bambini che non erano mai stati in un museo e che sono stati subito invitati a porsi e porre una domanda che portava a interrogarsi sulla funzione di quel luogo, la relazione tra questi bambini e le persone a cui rivolgevano un’intervista semplice e allo stesso tempo complessa, la possibilità di un nuovo punto di vista sul museo, osservato sotto una nuova luce e, perciò, capace di ispirare domande inedite e insolite. L’esito di azioni come questa che ho proposto in Triennale è sempre una sorpresa: se ne conoscessi sapessi in anticipo e in toto il risultato non mi divertirei.  

Pietro Corraini

"L'indagine fatta dai bambini parlando con persone diverse e sconosciute ha fatto emergere delle risposte che non ci saremmo aspettati o, perlomeno, ha fatto emergere una varietà di possibili funzioni."

Durante queste settimane, abbiamo avuto conferma di quanto il libro, la lettura ad alta voce, gli albi illustrati siano un veicolo fondamentale per la creazione del gruppo e per l’inclusione dei bimbi più timidi. Insomma, ogni volta che si apriva un libro era come se si stesse aprendo un sipario. Tu che sei uno dei fautori di questa magia, ci racconti questo processo?

Non lo so raccontare. È come un cuoco che si muove fra la cucina e i piatti, ma poi non sa se riesce a mettersi nei panni di chi li sta mangiando senza conoscere o saperne leggere le caratteristiche intrinseche. Quando guardo i libri ormai vedo più le caratteristiche editoriali che altro e quindi è difficile immaginare di essere solo un fruitore di quegli oggetti. Penso, da editore, che quella magia non succeda con tutti i libri, ma con quei libri in cui è stato messo il cuore e i cui autori hanno messo altrettanto cuore. È allora che si crea quel qualcosa di magico capace di affascinare le persone. Poi ci deve essere qualcuno che prende in mano questi libri e, come è avvenuto in queste settimane con voi, non tanto usa il libro per leggere un racconto o una storia, ma lo usa per mettersi in contatto con le persone. Non è il libro in sé che crea quella cosa, ma è la situazione che si crea: il libro è una materia prima e, tornando all’esempio iniziale della cucina, è come avere un buon ingrediente, che, però, da solo non basta per fare una bella cena. Tutti libri presenti sullo scaffale dello spazio Educational di Triennale e che costituivano la “piccola” biblioteca¹ del campus estivo, partivano da un principio molto semplice: un bel libro è un libro quando non è chiuso, ossia quando non ha una spiegazione, non ha una morale, non ha un giusto o uno sbagliato, non deve avere un fine. I libri fatti così sono talmente assoluti da essere sia per adulti sia per bambini: sono per chi li prende in mano in quel momento e che, usati da quelle mani, si trasformano. 

Credo che in queste settimane i libri siano stati usati bene: come strumenti per creare un gruppo. La meraviglia della lettura e il fatto che fossero anche oggetti affascinanti, soprattutto in questo momento in cui è tutto estremamente digitale, ha permesso di dare vita a quella magia che un libro ha il potere scatenare.

Pietro Corraini

Pietro Corraini è editore e graphic designer. Ha fatto progetti con bolle di sapone, coriandoli, libri, idee, carri armati, spugne giganti, vasi microscopici, stelle, suoni, rumori e nebbia. Collabora con artisti e aziende per creare contenuti e forme originali. Alla Libera Università di Bolzano insegna e impara comunicazione visiva, cercando di stimolare nuove generazioni di designer ad essere sempre più irresponsabili e dissacranti.

Crediti

Note:

¹ I libri presenti provenivano dalla selezione fatta proprio da Pietro Corraini in occasione della X edizione dellal Triennale Design Museum, Giro Giro Tondo. Design for Children.

I campus estivi Summer Escapes di Triennale Milano sono resi possibili anche grazie al supporto di Scalo Milano.

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