Cortile interno del condominio di Piazza Leonardo Da Vinci 3, Milano, ©Marco Aurelio Mendia

Il fenomeno trap e il ruolo dell'architettura a Milano

, 12 aprile 2021

Come mai al giorno d’oggi gli architetti sentono il bisogno di tracciare nuove connessioni con altre discipline, tra cui la musica trap e rap e le sue derivazioni, nate come fenomeno underground?

In un momento storico caratterizzato da una costante sensazione di incertezza, stiamo gradualmente entrando – o ci siamo già entrati da tempo – in una fase di riorganizzazione del design e dell’architettura. L’architetto è costantemente alla ricerca di nuovi linguaggi che fanno ricorso a tutti i media e tools possibili: dal video allo smartphone, dai social network alle piattaforme streaming. In sostanza, come molti altri professionisti, sta sperimentando nuove forme di dialogo architettonico.
Allo stesso tempo anche nel mondo della musica è in atto un processo di trasformazione radicale. Si pensi al rap e al fenomeno trap, esploso negli anni recenti in Italia. Nati da una matrice culturale americana come fenomeni underground e subculture visceralmente legati a contesti marginali, oggi sono diventati parte di un linguaggio universale. Tutti ascoltano questi generi (e sottogeneri), dal dodicenne su TikTok al professionista di qualsiasi età. Il rap e la sua derivazione trap hanno gradualmente annullato ogni barriera, generazionale e di classe, e i loro artisti hanno fatto di questa scalata sociale ed economica il simbolo della loro rivincita culturale.

Per anni ci siamo dimenticati di associare questa cultura ai temi che noi studiosi di urbanistica e architettura approfondiamo quotidianamente e che invece gioca un ruolo fondamentale. Spesso, infatti, i ragazzi che iniziano la loro carriera nel mondo della musica urban provengono da contesti periferici e provinciali che diventano parte integrante della loro narrazione, esplicitata nei loro video musicali dove l’architettura che fa da background è quasi sempre il contesto popolare in cui sono cresciuti.
Oggi vogliamo legittimare e dare spazio a una nuova forma di dialogo in cui l’architettura e l’urbanistica si confrontano non solo con gli artisti appartenenti a questa cultura musicale ma anche con il loro pubblico. 
(T)rap&Architecture nasce come un racconto sulla città che coinvolge tre protagonisti della scena musicale italiana: Frah Quintale, Rkomi e The Night Skinny. Di generazioni e provenienze diverse, abbiamo invitato questi artisti a parlare non solo della città di Milano – dalla sua evoluzione degli ultimi anni alle realtà di quartiere – ma anche del ruolo dell’architettura nei loro video e del percorso artistico che li ha portati, in parte, ad allontanarsi da immaginari, stereotipi ed etichette di genere musicale. 

Arrighetti San Giovanni Bono, ©Marco Aurelio Mendia

Questo racconto viene integrato da una documentazione video-fotografica in cui gli artisti sono stati ritratti davanti ad alcuni edifici iconici della città di Milano. La narrazione iconografica si sviluppa secondo un duplice punto di vista che rispecchia il cambiamento di stato degli artisti stessi: da una parte la Milano periferica e popolare e dall’altra quella residenziale, del centro città e di zone prevalentemente abitative. Una selezione di immagini, che pubblichiamo in questo articolo, in cui ritroviamo alcune delle architetture caratteristiche di Milano, come gli edifici disegnati da Gio Ponti, Marco Zanuso, Bruno Morassutti, Angelo Mangiarotti, Arrigo Arrighetti e Giovanni Mistretta.

Zanuso Collegio di Milano, ©Marco Aurelio Mendia
Zanuso Collegio di Milano, ©Marco Aurelio Mendia
Arrighetti San Giovanni Bono II, ©Marco Aurelio Mendia
Arrighetti San Giovanni Bono II, ©Marco Aurelio Mendia

Crediti

(T)rap&Architecture è un evento realizzato in collaborazione con adidas Originals

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