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Scambi e integrazioni tra digitale e analogico nell’arte contemporanea

7 settembre 2020

Il curatore Davide Giannella racconta il programma ULTRADIM, presentato all’interno del palinsesto di Triennale Estate. Una ricostruzione del percorso di sviluppo di un progetto che intende esplorare la relazione tra dimensione digitale e analogica nella produzione artistica.

Alterazioni Video, Calm before the storm

Nell’ambito della produzione artistica e culturale ci si interroga già da tempo su quali possano essere i nuovi formati espositivi e fruitivi e quali i sistemi per coltivare e convogliare pubblici sempre più ampi verso istituzioni, gallerie, spazi indipendenti, teatri, cinema e ogni possibile luogo deputato, sino pochi mesi fa, alla produzione e trasmissione di contenuti. La chiusura di questi spazi nella fase di picco della pandemia e la progressiva riapertura che si sta avverando, hanno inevitabilmente accelerato e radicalizzato queste esigenze di rilettura.

 

Durante il lockdown, una prima e in qualche modo isterica reazione ha portato molti a sposare la teoria seconda la quale ogni tipo di contenuto -indipendentemente dal linguaggio espressivo preso in considerazione e dal tipo di narrazione veicolata- sarebbe stato "salvato" da una sua trasposizione diretta e priva di mediazione sul piano del digitale.

Per alcuni aspetti una soluzione condivisibile, soprattutto in un momento di emergenza, con la principale intenzione di salvaguardare e diffondere contenuti tuttora a rischio di estinzione. Tuttavia, un simile approccio non tiene conto di diversi aspetti fondanti la produzione e la fruizione di un’esperienza artistica e dell’intrinseca natura relazionale di ogni opera. Frequentare un museo, un teatro, un cinema o un concerto ci permette di vivere un’esperienza sensoriale completa, rispettando le intenzioni degli autori che hanno concepito le opere, amplificandone il senso e la portata attraverso le interpretazioni dei singoli e, in ultimo, la condivisione di impressioni e punti di vista all’interno del pubblico stesso. Un sistema che, partendo dagli artisti e dalle opere che questi concepiscono, coinvolge nello spazio e nel tempo pubblico, operatori, strutture. Intere comunità di interesse crescono attorno a narrazioni e valori condivisi che alimentano e valorizzano, attraverso la loro partecipazione, la cultura in ogni sua forma.

Allo stesso modo, sarebbe miope non considerare le enormi possibilità di sperimentazione e di diffusione in ambito artistico offerti oggi dalle nuove tecnologie. Opere già esistenti o in via di formulazione, concepite e nate in formato digitale meritano infatti estrema attenzione e rispetto, proprio perché non vengono meno alla loro essenza ma si esprimono in partenza all’interno e attraverso una dimensione differente e possono generare altrettanti e nuovi sistemi di senso.

Invernomuto, Black Med Chapter V

Risulta quindi inevitabile porsi una serie di domande, sul piano teorico e su quello pratico.
Come potremo tornare a una dimensione pubblica e collettiva dell’esperienza artistica? Come condividerla? Come poterne essere partecipi direttamente? Come superare la freddezza e la piattezza delle piattaforme digitali? Come salvaguardare artisti e progetti? ULTRADIM nasce come conseguenza a questi quesiti nell’intenzione, più che di dare risposte, di generare delle proposizioni a riguardo. Una piattaforma di ricerca e confronto attorno ai rapporti, agli intrecci tra dimensione digitale e analogica e ai tentativi di integrazione tra esperienza organica e inorganica, tra sperimentazioni tecnologiche e artistiche, tra la densità dello spazio/tempo e la rarefazione dei dati.

I numeri non vengono chiamati in ordine numerico,
I numeri non vengono chiamati in ordine numerico,

Questa indagine è stata avviata il 19 giugno scorso nel giardino di Triennale Milano da un convivio animato da Carlo Antonelli, Vittoria De Franchis, Alberto “Gabber Eleganza’’ Guerrini e Emanuele Zagor Treppiedi attorno al tema della musica e della danza prima e dopo la pandemia, uno scambio sui costumi e gli usi della musica, dalle balere ai concerti su Fortnite ai festival su Twitch.

È proseguita poi il 22 giugno con una cine-performance concepita in esclusiva per Triennale Milano da Alterazioni Video in collaborazione con No-Text. Il Palazzo dell’Arte è diventato per alcune ore il set cinematografico di un film girato e montato in streaming via Zoom da cinque differenti località nel mondo e offerto al pubblico su un grande schermo del giardino. Un modo per riconsiderare il ruolo odierno del museo e rivedere luoghi momentaneamente inagibili, così come una sperimentazione attorno ai potenziali delle tecnologie comuni in ambito artistico. Il 6 luglio il gruppo musicale Casino Royale, insieme al regista Pepsy Romanoff, ha presentato un film concepito e costruito durante il lockdown: una traccia sonora originaria distribuita a diversi autori per essere riletta e reinterpretata in totale autonomia costituisce l’ossatura musicale di un corpo complesso tenuto insieme da immagini montate in parallelo dal regista. Una riflessione sulle distanze, sulla propensione alla collaborazione e sulle opere collettive.

Invernomuto, Black Med Chapter V

Con Invernomuto, il 9 luglio, si è invece discusso della loro ultima opera, ancora in progress, Black Med Chapter V, una ricerca iniziata durante Manifesta 15 attorno ai suoni e alle musiche generate nel bacino mediterraneo. Una ricerca che ha portato all’individuazione di molteplici punti di contatto culturale tra popolazioni e territori differenti che verrà sistematizzata e conservata in una piattaforma digitale gestita da un algoritmo realizzato specificatamente. L’ultimo incontro prima della pausa estiva ha invece visto come protagonista Riccardo Benassi, che ha messo in atto un’inedita ibridazione tra i formati della performance, della lecture e della presentazione di un libro. In live streaming da Berlino, per circa un’ora Benassi ha intrattenuto il pubblico interpretando alcuni scritti e edulcorando il formato standard di Zoom attraverso elaborazioni video e digitali.

 

Riflessioni e gesti artistici che possono aiutare a riformulare la visione di ognuno rispetto alla complessità e fragilità del contemporaneo. Strumenti per la formulazione di una nuova dimensione, né puramente analogica né puramente digitale, piuttosto una sintesi virtuosa e consapevole delle due parti, una dimensione amplificata: ULTRADIM.

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Nel rispetto del DPCM del 3 novembre 2020, Triennale Milano è chiusa al pubblico fino al 3 dicembre 2020. La programmazione online continua con Triennale Upside Down: video, podcast, dirette, approfondimenti sul Magazine e tanti altri contenuti che verranno pubblicati su questo sito e sui canali social.

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