Mundruczó

Kornél Mundruczó, ph. Sándor Fegyverneki

Winterreise di Schubert nel 2022: intervista a Kornél Mundruczó

19 novembre 2022

Kornél Mundruczó è un regista teatrale e cinematografico ungherese, i cui film sono stati selezionati in concorso ai festival di Cannes e Venezia. Nel 2002, ha vinto al Festival di Locarno il Pardo d’argento alla miglior opera prima per Szép napok. Nel 2009, insieme alla produttrice Dóra Büki, ha fondato Proton Theatre, una compagnia teatrale indipendente. La sua versione del Winterreise di Schubert andrà in scena in Triennale il 26 e 27 novembre.

Winterreise, © Marcell Rév

Il Teatro di Triennale Milano propone nel calendario della stagione teatrale 2022 la sua versione del Winterreise di Schubert, opera che è stata presentata per la prima volta al pubblico nel 2015. Qual è stata l'evoluzione della pièce in questi sette anni?

Mi era stato chiesto di dirigere Il Castello di Barbablù (di Béla Bartók – ndr) alla Vlaamse Opera di Anversa. Stavo cercando una pièce da affiancargli e ho trovato il Winterreise di Schubert. L’accostamento in successione del Winterreise e Il Castello di Barbablù si è rivelata una combinazione inedita che ha funzionato molto bene. Era il 2014, prima che la crisi dei migranti degenerasse. Nel 2015 il Winterreise è stato presentato per la prima volta al pubblico grazie alla collaborazione tra la Danubia Orchestra Óbuda diretta da Hans Zender e il Proton Theatre, in occasione del Budapest Autumn Festival. Per quell’occasione ho scelto di lavorare con l'attore e cantante János Szemenyei, noto per le sue capacità recitative oltre che per il canto brillante. Successivamente la compagnia è stata inviata ad adattare la performance per lo spazio del FILC – Apartment Theatre di Iván Fischer. In questa fase si è unito anche il famoso pianista Károly Mocsári. La produzione è così entrata a far parte del repertorio del Proton Theatre, sia in versione per orchestra che per pianoforte – la prima delle due ha anche iniziato a girare in tournée a livello internazionale. Siccome durante la pandemia di COVID-19 era rischioso esibirsi con l'orchestra o in piccoli spazi, abbiamo deciso di portare la versione per pianoforte sui grandi palchi, cogliendo l’occasione per riadattare l’opera. Con il nuovo allestimento abbiamo voluto reagire alla realtà contemporanea pur sempre conservando l'intimità della versione per pianoforte. Il Teatro di Triennale Milano è il primo palco internazionale a conoscere questa versione dell’opera.

Winterreise, © Marcell Rév

Ha deciso di dirigere il capolavoro di Schubert identificando il protagonista con un rifugiato dei giorni nostri. La scelta di adottare questo punto di vista attualizza e potenzia i testi scritti da Wilhelm Müller, a partire dall'inizio: “Fremd bin ich eingezogen, / fremd zieh' ich wieder aus” [Straniero sono venuto, straniero me ne vado]. Come si è svolta la sua esperienza nel campo profughi nel quale ha sviluppato la sua versione dell’opera?

La mia intenzione era quella di mostrare i rifugiati in situazioni quotidiane: mentre cucinano, mangiano, dormono.. Per lo shooting ho visitato il campo profughi di Bicske. Ho trascorso lì alcuni giorni con una piccola troupe, perché volevo conoscere personalmente le persone che ci vivevano. Questo accadeva nella primavera del 2014. Durante l’autunno 2015 poi i rifugiati bloccati alla stazione ferroviaria di Keleti hanno deciso di lasciare Budapest e dirigersi a Vienna a piedi. Io e i miei colleghi ci siamo lasciati tutto alle spalle e siamo corsi lì per camminare con loro e registrare quel momento storico.

Winterreise, © Marcell Rév

In alcuni dei suoi lavori – per lo più nei film – passa da una trama puramente realistica a una sorta di realismo magico, mentre nelle opere teatrali, apparentemente, preferisce disegnare storie più crude, reali – come nel caso di Winterreise – ambientandole anche in contesti non tradizionali. In entrambi i casi, comunque, tende a rivelare sempre un forte senso di impegno sociale nella rappresentazione. Come cambia il suo approccio dal cinema al teatro e perché? Com’è cambiato nel corso  della sua carriera?

Per me non è importante il medium, ma raccontare una storia, la mia storia. Era così all'inizio e non è cambiato nel corso degli anni.

La multimedialità è una caratteristica di Winterreise, e rappresenta bene anche la sua ampia formazione e il suo interesse profondo per diverse forme di espressione performativa (come in parte già accennato): cinema, teatro, opera, performance, video arte, concerti di musica classica. Perché ha scelto di mescolare i media in questo lavoro? Le piacerebbe testare nuovamente la loro unione (o quella di altre forme espressive) in futuro? Come?

Non voglio prendere sul serio i confini, preferisco attraversarli: tra gli artisti in scena e gli spettatori in platea; tra i generi dei miei lavori, tra persone con background o convinzioni diverse. Ignorare le consuetudini di modo da poter uscire dalla nostra comfort zone e sperimentare un nuovo punto di vista attraverso l'arte, questo è ciò in cui credo.

Preferisce lavorare con lo stesso gruppo di professionisti con il quale  ha già lavorato per anni. In che modo questa collaborazione le assicura un ottimo risultato? È più a suo  agio nello stimolare la loro miglior performance o la presenza dei suoi collaboratori storici la ispira e influenza nel processo creativo?

Ho fondato la mia compagnia indipendente Proton Theatre insieme a Dóra Büki nel 2009 in Ungheria. Nella nostra struttura organizzativa, tutti i miei colleghi, sul e dietro il palco, sono miei partner artistici, insieme ai quali sviluppo i progetti, a volte per mesi e mesi. Ci conosciamo da molto tempo, lavoriamo insieme da molto tempo e parliamo la stessa lingua. È un modo diverso dal fare teatro, ed è quello che personalmente preferisco di più.

Winterreise, © Marcell Rév

Quali sono i suoi progetti futuri e quelli del Proton Theatre?

Da tredici anni gli spettacoli del Proton Theatre sono programmati nei più prestigiosi teatri e festival del mondo. Nonostante ciò, il Proton Theatre è costretto ancora a operare senza un supporto statale costante. Per produrre un nuovo lavoro bisogna ricorrere a co-produzioni internazionali: non ci sono  altre modalità di finanziamento. Attualmente con Proton Theatre sto allestendo un nuovo progetto, ma siccome sta diventando sempre più difficile operare in maniera indipendente in Ungheria, questo sarà probabilmente il nostro ultimo lavoro.

Proton Theatre, Frankenstein project, ph. Erdély Mátyás

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