© Triennale Milano

In che modo Casa Lana di Ettore Sottsass è stata trasferita all’interno di Triennale?

11 febbraio 2022

La restauratrice di Triennale Milano Alessandra Vannini racconta il complesso processo di smontaggio e ricostruzione della zona soggiorno di Casa Lana – abitazione milanese progettata negli anni Sessanta dal designer Ettore Sottsass – oggi visitabile al primo piano del Palazzo dell’Arte. Il progetto è stato seguito dall’architetto Luca Cipelletti, che ne ha curato l’allestimento nello spazio, in collaborazione con lo Studio Sottsass e il supporto Barbara Radice Sottsass. 

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Cos’hai pensato quando hai visto Casa Lana per la prima volta?

Alessandra Vannini: “Insieme alla restauratrice Rafaela Trevisan, come laboratorio di restauro di Triennale Milano, siamo state sin da subito entusiaste del progetto. Casa Lana non è solo un progetto di design, ma quasi un’installazione artistica. L’abitazione era tenuta in buone condizioni e nel momento in cui siamo entrate abbiamo avuto l’impressione di fare un salto indietro nel tempo. Tutti i dettagli, le decorazioni e i mobili conservavano perfettamente lo stile originale degli anni Sessanta.”

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Come è stato pianificato tutto il progetto di trasferimento del soggiorno da Casa Lana a Triennale?

Alessandra Vannini: È importante tenere in considerazione che non avevamo un manuale di montaggio o smontaggio per il mobilio e per questo motivo ogni pezzo che veniva rimosso era una continua scoperta e sorpresa. Abbiamo pensato che la cosa migliore da fare – man mano che i pezzi venivano smontati – fosse iniziare non solo a catalogare ogni singola componente, ma anche realizzare una sorta di vademecum per il montaggio: un rendering molto preciso che descrive esattamente la precisa posizione di ogni singolo pezzo.

La principale difficoltà del progetto stava nel fatto che tutte le parti della struttura, di ancoraggio e di assemblaggio, erano totalmente nascoste. L’impressione, quando si guarda il soggiorno, è quella di vedere un pezzo unico, ma la realtà è che tutti i dettagli tecnici, strutturali e l’impiantistica elettrica sono perfettamente camuffati. Tutti i bulloni che tengono insieme le paratie verticali e orizzontali, per esempio, sono ricoperti da tasselli in legno che fanno da tappi di chiusura. Abbiamo dovuto trovare delle soluzioni non invasive, per non rischiare di danneggiare qualcosa.

Che tempistiche ha richiesto tutta la realizzazione del progetto?

Alessandra Vannini: A ottobre 2021 abbiamo fatto il primo sopralluogo, in cui è stata fatta una valutazione iniziale sulle condizioni dei diversi pezzi. Gli sportelli di legno dei mobili erano le parti che necessitavano maggiormente di un restauro: oltre a essere usurati dall’uso quotidiano, la laccatura del legno si era distaccata a causa del calore emanato dall’impianto di illuminazione installato all’interno. Tutta la struttura del soggiorno è in legno di frassino: un materiale che è stato perfettamente conservato negli anni, di qualità, a cui abbiamo dovuto fare un profondo trattamento di pulitura. Poltronova ci ha poi aiutato a recuperare le stoffe per la tappezzeria del sofà rosso-viola, che era invece molto rovinata. A metà novembre circa abbiamo iniziato lo smontaggio del soggiorno e il ri-montaggio al primo piano di Triennale. Casa Lana era perfettamente ricostruita a inizio dicembre 2021.

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Una curiosità su Casa Lana che sanno in pochi?

Alessandra Vannini: Il soggiorno di Casa Lana è uno spazio di 62mq pensato per essere vissuto in ogni momento della giornata. Dai momenti di studio e lavoro sulla scrivania, alla dimensione ludica del pianoforte e della televisione, dal riposo sui lunghi divani ai momenti conviviali sul tavolo. Una cosa che mi ha colpito in particolare è un dettaglio davvero unico: Sottsass ha fatto installare all’ingresso di Casa Lana – sotto al pannello decorativo realizzato da lui – un interruttore per la luce sulla parete a pochi centimetri del pavimento. Questo interruttore era pensato per una questione di comodità: quando si rientra a casa la sera, spesso capita di avere le mani occupate – dalle buste della spesa, dall’ombrello o dalla borsetta – e per questo motivo, l’interruttore in ingresso poteva essere acceso con il piede.

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