Spazio da riqualificare di San Vittore © Triennale Milano

Un progetto per portare la bellezza negli spazi del carcere di San Vittore di Milano

3 luglio 2021

Triennale Milano collabora in modo sistematico con diverse realtà del territorio cittadino. Con il concorso San Vittore, Spazio Alla bellezza si porta l’attenzione su un tema cruciale: il ripensamento degli spazi che ospitano il carcere di San vittore, icona e simbolo della realtà urbana milanese.

Spazio da riqualificare di San Vittore © Triennale Milano

Nel 2019 Triennale rafforza un processo di collaborazione con la casa Circondariale di San Vittore, con la finalità di intervenire sulla progettazione di alcuni ambiti spaziali del carcere.

L’iniziativa si inserisce nel rapporto di collaborazione tra Triennale e la Casa Circondariale Francesco di Cataldo – San Vittore, già avviato nel 2018 con il progetto ti Porto in prigione, promosso dall’Associazione Amici della Nave, che comprendeva una mostra fotografica e una serie di incontri e dibattiti, e proseguito nel 2019 con PosSession, esperienza che metteva in dialogo fotografia e teatro riflettendo sulla detenzione femminile e sulla pratica quotidiana dell’arte come strumento di recupero.

 

Triennale, in seguito all’aggiudicazione di un premio da parte di Fondazione di Comunità Milano – Città, Sud Ovest, Sud Est, Martesana onlus, esito della vittoria di un concorso di cui è capofila, bandisce una call for ideas San Vittore, spazio alla bellezza, rivolto a progettisti, architetti, designer, urbanisti, ingegneri e professionisti interessati. L’obiettivo è di promuovere una nuova concezione di casa circondariale attraverso la riprogettazione di alcuni spazi del carcere per cambiarne la percezione e migliorarne la funzionalità. In parallelo al concorso di idee, grazie al coinvolgimento di Fondazione Maimeri e con il supporto di Shifton e dell’Associazione Amici della Nave, viene sviluppata una ricerca sul campo per individuare i bisogni di chi nel carcere vive e lavora quotidianamente, ma anche le esigenze della Casa Circondariale e dell’intera cittadinanza.

Spazio da riqualificare di San Vittore © Triennale Milano
Spazio da riqualificare di San Vittore © Triennale Milano

A valle della ricerca e di confronti con il direttore del carcere, Giacinto Siciliano, vengono definiti 6 ambiti di intervento per cui si individuano delle tematiche progettuali specifiche, aderenti a necessità e bisogni specifici rilevati in fase di ricerca e analisi.

 

Il concorso di idee porta alla selezione da parte di una giuria - composta da Stefano Boeri, presidente di Triennale Milano, Lorenza Baroncelli, direttore artistico di Triennale Milano, Franco Raggi, architetto, Giacinto Siciliano, direttore della Casa Circondariale Francesco di Cataldo – San Vittore, Leonardo Caffo, filosofo - di sei gruppi di progettazione, uno per ogni casi studio.

 

Nello specifico i vincitori e gli ambiti di progettazione assegnati sono:

-   Francesca Venturoni per il tema Apertura alla città;

-   Luca Brivio, Stefano Elayathamby, Marianna Frangipane, Gianfranco Orsenigo, Daniele Panni, Stefano Di Zazzo per il tema Spazio degli agenti: contatto con la città e relax

-   Sofia Badessi, Chiara Filios, Arnaldo Arnaldi, Maria Luccioli, Benedetta Ballabio per il tema Area colloqui e corridoi: scale di intimità

-   Patrizia Manconi, Cecilia Perotti, Giuseppe Leida, Giulia Matteagi per il tema Spazio culturale ed eventi

-   Alessandro Franco, Jacopo Reale, Silvia Giandoriggio per il tema Corridoi dei detenuti

-   Studioboom, Fabrizio Piras per il tema Basement: il campus dei talenti

Giacinto Siciliano, direttore di San Vittore

"Vorrei portare la bellezza in questo luogo; non parlo dell’estetica, intendo più cura, più attenzione alle persone"

A ognuno viene commissionato lo sviluppo di progetti specifici, processo condotto con l’affiancamento del team di ricerca, l’organizzazione di sopralluoghi e rilievi presso la Casa Circondariale e il supporto scientifico di Triennale nelle figure di Lorenza Baroncelli, direttore artistico e curatore per architettura, rigenerazione urbana e città di Triennale Milano e dell’architetto Fabio Novembre, membro del comitato scientifico del Museo del Design. I progettisti sono chiamati a risolvere il caso progettuale seguendo le linee guida indicate, costruendo un progetto che sia un modello concreto ma flessibile e replicabile in differenti contesti. Oltre a risolvere nello specifico lo spazio e l’ambito di opportunità di riferimento, ogni gruppo è parte attiva di un processo di progettazione corale, che coinvolge tutti gli altri progettisti per la realizzazione di una strategia unitaria e l’elaborazione di concept e studi di fattibilità condivisi.

Attraverso il progetto si intende delineare una nuova concezione di casa circondariale. A partire da una riflessione complessiva sulla struttura che consideri l’importanza della bellezza e degli spazi che la ospita, San Vittore aspira a ritrovare la sua centralità nel contesto penitenziario e in quello cittadino. L’obiettivo del progetto è quello di investire sulla bellezza degli spazi di San Vittore per trasformare la reclusione in un’opportunità di crescita in dialogo con l’esterno e generare un senso di riflessione comune e costruttivo.

Spazio da riqualificare di San Vittore © Triennale Milano

Spazio da riqualificare di San Vittore © Triennale Milano
Spazio da riqualificare di San Vittore © Triennale Milano

Le sfide progettuali tra cui il confrontarsi con un edificio antico (1889) e stereotipico (panopticon) costituiscono allo stesso tempo l’occasione di rinnovarsi facendo proprie le trasformazioni specifiche della contemporaneità.

Diventa allora fondamentale creare luoghi dove potersi prendere cura di sé e della propria sfera emotiva, coltivare e scoprire interessi e passioni, avere a disposizione un ambiente in grado di favorire il benessere fisico e mentale di detenuti, agenti, operatori ed educatori. C’è la necessità di creare spazi abitativi a misura di una comunità sempre più eterogenea, di disporre di ambienti che permettano l’interazione, il dialogo e lo scambio culturale. Spazi dove potere costruire un legame di fiducia tra le persone e tra detenuti e direzione, dove sentirsi sicuri e guardare con fiducia al domani. Si elaborano progetti per l’interazione con la città e i suoi abitanti, capaci di riconnettere i detenuti con il tessuto cittadino circostante e alla città nel suo insieme, ripensando il carcere come un luogo in cui dialogare e interagire.

Dice Giacinto Siciliano, Direttore di San Vittore, nel suo libro Con cuore e con coraggio: “Vorrei portare la bellezza in questo luogo; non parlo dell’estetica, intendo più cura, più attenzione alle persone”.

L’iter progettuale è ancora in divenire, con l’obiettivo di presentare alla città gli esiti di questo processo il prossimo settembre.

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