La pelle dell'altro

19 maggio 2020

Lo scrittore e filosofo Franco “Bifo” Berardi discute con il curatore Davide Giannella di Cronaca della psicodeflazione, il suo "diario della pandemia" pubblicato su "Not". Il filosofo riflette sulle percezioni attuali e sui possibili scenari che seguiranno la pandemia.

“Questa volta mi è venuta spontanea una diversa modalità di scrittura, meno propriamente saggistica, perché ho avuto come l’impressione di essere entrato in un flusso, in una corrente, in un'onda che non potevo guardare dall’esterno, come faccio abitualmente. Non potevo fare un tentativo freddo e teorico di elaborazione. Non so di che si tratta e cosa ci sta succedendo. Ho tentato una modalità di scrittura che, peraltro, mi permette di dire anche cose contraddittorie; non si tratta di un trattato filosofico, ma di un diario di navigazione in un mare che non conoscevamo.”

Immagine di Istubalz

"La rottura prodotta dalla pandemia e dal lockdown apre delle possibilità che prima non ci sembravano immaginabili. Il lockdown ha rotto definitivamente la storia del capitalismo neoliberale e, forse, del capitalismo 'tout court'. Le rotture locali, territoriali sono destinate ad agire l’una sull’altra come una sorta di catena infinita. [...] Non è una crisi finanziaria, nemmeno economica; è una crisi del rapporto fra biosfera, psicosfera e dimensione sociale. Questa rottura non è rimediabile con le tecniche che conosciamo, con le tecniche del passato, con la politica e l’economia capitalistica. Ci vuole un pò di irresponsabilità nel dire che è positivo, ma lo dico. Abbiamo vissuto quarant’anni sotto la maledizione della frase ‘there is no alternative’. Ora quella maledizione è rotta per sempre. Con ogni evidenza, quel modello non c’è più. Si tratta di inventarne un altro o dobbiamo essere capaci di inventarne tanti altri quante sono le comunità che da questa apocalisse emergeranno? Ci sarà ancora un mondo o ci saranno innumerevoli mondi?"

"Lo scenario che mi inquieta di più in questo momento, che è la porta di ingresso a tutti gli altri, è quello dell’epidermide, della pelle, della percezione epidermica della presenza dell’altro. Mi chiedo se usciremo da questa situazione con una specie di sensibilizzazione fobica al contatto con la pelle dell’altro. Al di là dei divieti, che non agiscono sul nostro inconscio, ma sulla nostra volontà, c’è una cosa più profonda che è la fobia. Ripenso all’epoca dell’AIDS, agli anni Ottanta, in cui venivamo da un periodo di grande libertà politica e sessuale e quella epidemia produsse un effetto di lacerazione della comunità sensibile. Si trattava, però, di un fenomeno marginale, era lo scambio di sangue che introduceva al virus. Oggi abbiamo a che fare con il respiro, l’avvicinarsi della pelle, l’avvicinarsi delle labbra."

Immagine di Istubalz
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"Le posizioni nazionaliste, sovraniste, razziste escono politicamente devastate da quello che sta accadendo. Quello che abbiamo conosciuto negli ultimi dieci anni, il riemergere del razzismo e del nazionalismo, entra in una crisi politica. Questo non vuole dire che scompaia la pulsione a confinarsi. Qui usciamo dal campo della pandemia e entriamo nel campo della geopolitica dei prossimi anni: io ho la sensazione che sia definitivamente crollato il primato dell’Occidente. […] Avremo bisogno dell’immigrazione di centinaia di migliaia, di milioni di africani nel momento in cui il Vecchio Continente, essendo vecchio, mostra di non avere più l’energia fisica e psichica per fare fronte a quello che gli capita. [...] Il razzismo non scompare, ma mostra in modo sempre più evidente la sua demenza."

"Quello che è accaduto negli ultimi trent’anni, negli anni di Internet, è che il contatto con la pelle è stato progressivamente sostituito dalla connessione puramente informativa. [..] Io mi ero convinto che il vero problema, sul piano sociale e politico, fosse una riattivazione della capacità congiuntiva, della capacità di costruire solidarietà e contatto. Ora entriamo nell’incubo definitivo, perché il connettivo ha definitivamente preso il sopravvento e il congiuntivo è diventato il nemico e il pericolo assoluto. Come ne usciremo? La prima impressione è che non ci sia niente da fare, che il corpo sia definitivamente perduto e che noi siamo intrappolati in una situazione che i caratteri di un tecno-totalitarismo. Però, io arriverei piano alle conclusioni; ho l’impressione, anzi, che siamo arrivati a un punto in cui l’incantesimo si può rompere. Forse, fra un anno o cinque anni, penseremo alla connettività come un sintomo della malattia. Si apre la possibilità di rimettere in gioco, prima di tutto sul piano inconscio, sul piano percettivo, questo distanziamento che, prima Internet e poi la pandemia, ci hanno imposto."

"Ci sono due livelli che mi interessa approfondire rispetto alla questione dell’estetica. Il primo è il più immediato: l’estetica è il campo di pratiche, la scienza, che si occupa della percezione. Noi ci troviamo, e ci troveremo sempre più, in un problema di percezione dell’ambiente e del corpo dell’altro. È come una materia plastica che possono modificare soltanto coloro che sanno agire sulle dimensioni dell’inconscio e del sensibile, fra loro strettamente collegate. L’estetica, quindi, come il campo in cui modifichiamo la nostra percezione. C'è, poi, un secondo livello che mi interessa: quello della sublimazione. [...] Freud usava la parola sublimazione per indicare la situazione in cui non possiamo realizzare un desiderio carnale, non possiamo dar corpo a una pulsione e trasferiamo l’energia erotica su un piano che può essere estetico, conoscitivo o spirituale. Oggi come possiamo esercitare la facoltà del sublimare per immaginare e plasmare altre modalità dell’erotismo?"

Scrittore e filosofo, Franco “Bifo” Berardi è tra i più importanti pensatori radicali contemporanei. È stato tra i fondatori di Radio Alice e tra i suoi libri si ricordano Quarant'anni contro il lavoro (Derive/Approdi), Heroes (Baldini & Castoldi) e Futurabilità (NERO). Il suo prossimo libro, E:, uscirà per NERO nel giugno 2020.

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