Il redesign rende eterni i lavori di Vico Magistretti

10 settembre 2021

Il tavolo Edison è un perfetto esempio del concetto di redesign di Vico Magistretti: una modalità molto utilizzata dall’architetto che identifica elementi quotidiani o tecnici come pretesti per attivare un disegno originale. Magistretti diceva che “uno dei sistemi più eleganti per collegare quattro tubi di acciaio è quello usato negli impianti a gas illuminante, con un semplice giunto a croce in fusione di ghisa.” È così, a metà degli anni '80, Cassina produce il tavolo dal nome ispirato dalla storica azienda milanese del gas Edison.

Cassina ha svolto il lavoro di recupero con il massimo rispetto per l’autenticità, sempre in collaborazione con la Fondazione Vico Magistretti. Insieme è stato deciso di apportare qualche evoluzione dettata dalla contemporaneità, per esempio, l’utilizzo di materiali moderni e l’aggiornamento delle misure. La scelta di riproporre il solo piano in vetro esalta il profilo del basamento, oggi realizzato in acciaio verniciato nero opaco o becco d’oca ‒ una tonalità di arancio cara a Magistretti ‒ mettendo in evidenzia il caratterizzante giunto a croce che permette di raccordare le contro-curvature della struttura.

Schizzi per tavolo Edison ©Fondazione Vico Magistretti

Vico Magistretti

“Nel paesaggio dell’arredamento i materiali più belli sono quelli che mutano, che sanno invecchiare. Nulla appare più fastidioso del materiale cosiddetto “eterno” perché la mutazione esiste sempre ed è intollerabile in quei materiali che, immodificabili, non si adeguano al tempo che passa! Anche loro, e più degli altri, invecchiano molto male. Il cuoio, il rame, il mattone, il legno massiccio appartengono invece alla categoria di quei materiali che amano la mano dell’uomo e quella del tempo. Continuamente si modificano e si rinnovano in modo così armonioso elegante e naturale che appaiono ancora più belli!”

Fu un pugno sferrato da Cesare Cassina a un prototipo presentato da Vico Magistretti a far nascere il Maralunga: l’architetto e designer milanese, infatti, non riusciva a rispondere in maniera esaustiva a una richiesta di un comfort estremo fattagli dal capo dell’azienda.

La conseguente rottura dello schienale mal riuscito illuminò Magistretti, che individuò nel maldestro movimento un intuitivo criterio per rinnovare una tipologia tradizionale di divano. Magistretti al volo disse: “Ecco, benissimo, così mi sembra perfetto”, mentre Cesare azzardò un “Ne venderemo tantissimi” come poi in effetti accadde.

Infatti è ancora in produzione dal 1973.

Divano Maralunga ©Mario Carrieri

Il divano Maralunga, vincitore del Compasso d’oro, si presentò da subito come un oggetto di grande forza ed impatto sul mercato. Grande successo internazionale, questo modello introdusse l’innovazione della variazione del poggiatesta per ottenere una versione a schienale alto o basso.

Vico Magistretti

“[…] La tecnologia mi piace perché permette la produzione in serie. Io non sono mai stato capace di fare, anche nei primi tempi del mio lavoro, di fare il salotto per la contessa oppure la sedia da pranzo per il cliente tal dei tali. Il mio concetto è sempre quello della ripetibilità mai dell’unicità”

Schizzo Maralunga ©Archivio Studio Magistretti

Crediti

La mostra Vico Magistretti. Architetto milanese è resa possibile anche grazie al generoso contributo del Main Partner Cassina.

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