© Alessandro Sciarroni

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John Cage e gli hula-hoop di Alessandro Sciarroni

20 aprile 2022

Grazie al lavoro di Alessandro Sciarroni – anche artista associato di Triennale Milano Teatro – e CollettivO CineticO, il 12 e il 13 marzo 2022 performer, hula-hoop e musica (quella di John Cage) hanno incantato gli spazi di Triennale.

Alessandro Sciarroni nasce nel 1976 a San Benedetto del Tronto, nella provincia marchigiana di Ascoli Piceno. Durante gli anni dell’università, a Parma, si imbatte in un manifesto della compagnia Lenz Rifrazioni – al tempo alla ricerca di partecipanti per alcuni laboratori. Dopo aver superato un provino, vince una borsa di studio e inizia a studiare recitazione presso la compagnia (1998). Oggi Alessandro Sciarroni è uno degli interpreti più importanti delle performing arts internazionali. I suoi lavori vengono presentati – in tutto il mondo – in festival e teatri, musei e gallerie d’arte, così come in spazi non convenzionali, prevedendo spesso il coinvolgimento di artisti provenienti da discipline diverse. Tra i molti riconoscimenti, nel 2019 la Biennale di Venezia gli assegna il prestigioso Leone d’Oro alla carriera.

Video: Stefano Conca Bonizzoni, Andrea Bersani

Alessandro Sciarroni

“Credo che il lavoro dovrebbe chiamarsi In a Landscape: vorrei rubare questo titolo al brano omonimo di John Cage composto nel 1948 per piano e arpa. Vorrei utilizzarlo in scena. Credo che possa creare l’atmosfera giusta, to sober and quiet the mind.”

© Andrea Macchia
© Andrea Macchia

Dialogo Terzo: In a Landscape – presentato in Triennale all’interno della quinta edizione di FOG – segna l’incontro tra Sciarroni e CollettivO CineticO. Il gruppo guidato da Francesca Pennini – tra i protagonisti della coreografia contemporanea – ha invitato l’artista marchigiano a collaborare a una nuova creazione. Come nei precedenti lavori di Sciarroni, anche In a Landscape gioca sull’ostinazione della ripetizione. Oltre la meccanicità e la fatica dell’azione reiterata – accompagnata dalle note della musica di Cage –, i corpi dei performer in scena diventano il tramite del movimento degli hula-hoop, fino al momento paradossale in cui sembra che siano i corpi stessi a muoversi intorno a essi, tra lunghe gonne marroni anni cinquanta e camicette castigate.

Una danza sublime e ipnotica, che trasforma degli hula-hoop in un’opera d’arte cinetica, e di geometrie pure. Come dichiarato dall’artista: “C’è sempre qualcosa di leggero e misterioso nell’ostinazione della ripetizione, qualcosa che sembra avere un’energia opposta rispetto alla pazienza, alla fatica. I danzatori sembrano tendere verso un sentimento di serena determinazione, un’estinzione volontaria del soggetto.”.

© Lorenza Daverio

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