Triennale di Milano

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1 Luglio. 24 Luglio 2005.

Triennale di Milano
ARCHITETTURA
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La Triennale di Milano presenta la mostra Snake Space - Nio architecten, focalizzata sulla ricerca dell’architetto olandese Maurice Nio e dedicata al tema degli "spazi tecnici", luoghi della città diseredati, di transito o addirittura ad accesso interdetto: discariche, autostrade, parcheggi, aree industriali, tunnel, viadotti. È qui che Nio realizza le sue architetture, donando anima e vita a territori indefiniti, freddi, spazi di scarto e di rifiuto. Particolari oggetti robotici, protagonisti dell’installazione, si insinueranno, come l’architettura di Nio, negli anfratti dimenticati di un paesaggio urbano ai confini tra l’astrazione e la realtà.

Snake Space è lo "spazio del serpente", un luogo recondito e apparentemente insignificante dove l'architettura si insinua, come farebbe un serpente, riscattando paesaggi urbani desolati e anonimi, privi di anima, sciatti, elusi dai consueti scenari di vita cittadina. Sono quelli che NIO architecten, gruppo basato a Rotterdam e protagonista della mostra, insieme a una famiglia di oggetti robotici che rotolano sinuosamente fino a scovare queste zone, chiama "spazi tecnici", luoghi prediletti dalle sue architetture. Architetture originali, sorprendenti, inconsuete, più che mai generatrici di anima e portatrici di qualità urbana.

Per "spazi tecnici" Maurice Nio intende luoghi del contesto metropolitano dimenticati e diseredati, di transito o addirittura ad accesso interdetto: discariche, autostrade, parcheggi, aree industriali, tunnel, viadotti. È qui che Nio realizza le sue architetture, donando vita a territori indefiniti, freddi, spazi di scarto e di rifiuto.

Si parla di luoghi e di architetture in questa mostra, quindi di "spazi", come quelli evocati dal titolo. Ma Snake Space allude anche all'altro protagonista -metaforico e immaginario- della mostra: il serpente che, con movimenti curvi, sensuali e accattivanti, si aggira in cerca di nicchie, di "spazi" a lui congeniali. Si insinua, esattamente come l'architettura di NIO architecten all'interno della città, alla ricerca di ritagli urbani, aree avvilite e spente.

L'installazione che accompagna la mostra prevede un lungo tavolo coperto da una stampa di un paesaggio immaginario, una sorta di mappa dalla quale emergono dieci punti caldi che individuano zone interstiziali, ognuna delle quali corrisponde a uno spazio tecnico e a una diversa occasione di progetto. Gli oggetti robotici si muovono sul tavolo, costantemente ridirezionati e in continua ricerca di nuove mete all'interno di questo paesaggio artificiale. Come l'architettura di Nio, tali oggetti si insinuano in anfratti di territorio mortificati dalle esigenze e dalle priorità della vita metropolitana.
Un secondo tavolo delle stesse dimensioni illustra, attraverso video, libri e immagini, le architetture di Nio, realizzate o in via di realizzazione. Come The Cyclops a Hilversum, un complesso di dodici case situate a ridosso di una strada a scorrimento veloce, isolate da un argine acustico. Il loro profilo stravagante ha ammaliato la gente al punto da superare lo scetticismo iniziale provocato dall'inospitalità del luogo. E ancora The Amazing Whale Jaw, una stazione capolinea di autobus nei pressi dell'ospedale di Hoofddorp. Omaggio a Oscar Niemeyer, la struttura è costituita da un blocco scultoreo dal disegno zoomorfo, pensato per donare un gesto forte alla piazza, spoglia e anonima. La stazione-scultura ora si espone brillante al sole, ora si piega su se stessa a ricavare l'interno e l'ombra, in un dialogo fra "candore modernista e chiaroscuro barocco". Touch of Evil è un progetto che mira a riscattare un tunnel dalla sua mera funzione di collegamento fra due zone: una stampa astratta e brillante si arrampica su parte della parete, come una macchia che si impossessa del cemento rivendicando e dichiarando la presenza del traforo. Una strada priva di identità si trasforma in un'esperienza al tempo stesso visuale ed emotiva. La chiave di lettura della mostra consiste, quindi, in una rinnovata visione del rapporto tra architettura e tecnica. Maurice Nio stabilisce un dialogo diretto, di estrema confidenza, tra la singolarità della sua ricerca e le molteplici potenzialità offerte dallo scenario urbano contemporaneo. Ne emerge un percorso inatteso, a tratti dissacrante ma vivido ed efficace, di una dimensione progettuale sensibile e geniale.

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