Triennale di Milano

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31 Gennaio. 19 Marzo 2006.

Triennale di Milano
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La Collezione Permanente del Design Italiano della Triennale di Milano presenta la mostra Looking forLa collezione di Alessandro Pedretti alla Triennale di Milano, a cura di Silvana Annicchiarico.

La collezione di Alessandro Perdetti che raccoglie circa 400 pezzi, messa a disposizione della Triennale di Milano, nasce dal puro piacere del collezionare, supportato da una profonda consapevolezza storico-teorica.

In più di vent’anni di ricerca lungimirante e consapevole, condotta secondo un preciso progetto, Pedretti ha raccolto una miniera di oggetti appartenenti alla cultura materiale tipicamente italiana. In molti casi si tratta di oggetti anonimi, oppure non ancora entrati a far parte dell’Olimpo del design, ma che in ogni caso contribuiscono a far cogliere l’evoluzione degli oggetti di uso comune, le trasformazioni delle modalità abitative e delle relazioni con le cose e con i luoghi.

Questa ricerca pluriennale è stata costruita a partire da una visione originale del mondo del design che ha consentito di mettere insieme una raccolta a suo modo unica proprio per la peculiarità dello sguardo che l’ha selezionata.

All'inizio la raccolta si è basata soprattutto sulle icone, sui simboli del design. In seguito si è sviluppata una ricerca per famiglie tipologiche. Gli oggetti scelti spesso non sono immediatamente riconoscibili e noti, ma fanno parte di un immaginario formale, di uno spirito sociale e creativo dell'epoca, che li rende altrettanto importanti, degni di attenzione e studio.

Così, accanto a pezzi storici come la Lettera 22 (1950) o la macchina da cucire Mirella di Marcello Nizzoli (1957), il telefono Grillo di Marco Zanuso e Richard Sapper (1967) e le lampade di Achille e Piergiacomo Castiglioni, trovano posto, per fare solo alcuni esempi, famiglie di oggetti come gli orologi sveglia, che spaziano da quelli prodotti da anonimi per Veglia negli anni Settanta a quelli disegnati da Joe Colombo e Rodolfo Bonetto, o gli occhiali, che vanno da quelli anni Trenta a quelli disegnati da Matteo Thun per Swatch nel 1991. Mantenendo sempre l’accostamento di pezzi “anonimi” e icone del design, della collezione fanno parte anche accendini, interruttori, battipanni, calcolatori, sifoni per seltz e tanti altri oggetti di uso quotidiano.

Secondo Pedretti, tutti gli oggetti sono vivi e utili; ha sempre vissuto e tuttora vive circondato da oggetti che entrano ed escono dalla sua vita e che vengono utilizzati con estrema naturalezza: mangia con le posate di Joe Colombo, usa vecchi contenitori Kartell o fa le pulizie con lo Spalter di Castiglioni.

Nel considerare i pezzi della sua collezione, Pedretti va al di là del puro involucro, vuole capire se un oggetto è progettato bene, sia dal punto di vista di chi l'ha disegnato che da quello di chi l'ha prodotto non solo dal punto di vista meccanico...: lo smonta, lo studia da vicino, ne analizza i meccanismi, i funzionamenti, per ricostruirne il valore non solo come “puro segno formale”.

L’idea che anima la collezione è quella di non specializzarsi su un tema particolare, ma di lavorare sulle famiglie tipologiche che hanno contribuito alla cultura materiale e industriale del paese, cercando di trovare un oggetto inatteso,  magari sempre visto, ma mai considerato.

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